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IPcalypse: cosa succede al protocollo IPv4? Siamo realmente al collasso della Rete?

martedì 8 febbraio 2011

Avrete sicuramente letto in qualche sito, blog, forum o rivista di quanto sta succedendo agli indirizzi IPv4. Facciamo un po’ di chiarezza in questa confusione e sfatiamo l’IPcalypse che si è andata a creare.


Al contrario di quanto si sta leggendo, la Rete, non è arrivata al collasso. Quando fu inventato Internet venne creato il protocollo IPv4 (gli indirizzi formati da xxx.xxx.xxx.xxx) con cui furono (e vengono) identificati siti, computer e che consentirono (e consentono tutt’ora) il collegamento alla Rete nonché il raggiungimento delle pagine Web.

Fino ad oggi è stato utilizzato tale protocollo il quale è stato sviluppato per un utilizzo massimo di 4,3 miliardi di indirizzi IP.

Il primo Febbraio IANA (Internet Assigned Numbers Authority) ha venduto l’ultimo blocco disponibile esaurendo, così, gli indirizzi IPv4 disponibili.

Per ovviare alla “mancanza” di indirizzi sarà necessario, quindi, effettuare una migrazione verso il nuovo protocollo denominato IPv6 il quale offrirà ben 666 mila miliardi di miliardi di indirizzi!

Ma torniamo ad oggi. Come riusciamo ancora ad accedere ad Internet? Come soluzione provvisoria, i vari ISP, sfruttano lo stratagemma del NAT (Network Address Translation) con cui riescono a farci navigare attribuendo lo stesso indirizzo IP a più computer contemporaneamente.

Ritornando all’IPv6 tutti gli ultimi sistemi operativi, nonché hardware moderni, supportano il nuovo protocollo ma, prima di poterlo utilizzare, dovranno essere i vari Provider ad adeguarsi alla nuova realtà.

L’utente, quindi, non dovrà fare nulla di particolare se non tentare di aggiornare i vari router e sistemi operativi al nuovo protocollo e, nella peggiore delle ipotesi, acquistarne di nuovi con il totale supporto.

Una prima prova del nuovo IPv6 verrà eseguita l’8 Giugno (IPv6 Day) ed in questa giornata potrebbero verificarsi disservizi momentanei come, ad esempio, rallentamenti di navigazione o l’indisponibilità di alcuni server.

Il tutto, però, servirà per entrare effettivamente nella “nuova era”.

"Consigliamo, prima di utilizzare software che potrebbero modificare la configurazione del sistema operativo, di creare un’immagine del disco fisso ed eseguire un backup dei dati"

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